Ad agosto quattro giovani desiani hanno fatto un’esperienza significativa nella missione dei Saveriani nella Repubblica Democratica del Congo, e più precisamente a Bukavu, a Sud del lago Kivu. Sono stati accompagnati da padre Adili Emmanuel Mwassa, che è stato a Desio dal 2015 al 2021. «In questa globalizzazione dell’indifferenza e dello scarto degli ultimi, come ci ricorda spesso Papa Francesco, l’esperienza missionaria si presenta come una presa di posizione netta contro questo sistema malato di disuguaglianze – ha detto il missionario – È stato provvidenziale, per me, accogliere, accompagnare e condividere la vita missionaria con quattro giovani italiani. Con loro abbiamo visitato alcune realtà di periferia nella città di Bukavu, che conta un milione di abitanti». Il missionario ha sottolineato quanto la dimensione importante, durante il soggiorno a Bukavu è stata quella dell’uscita o esodo da se stessi per incontrare l’altro. «Chi va verso gli ultimi compie un viaggio interiore verso se stesso. Si lascia scomodare dalle “solite” categorie e il quadro di riferimento valoriale viene messo in discussione. Due dimensioni fondamentali che hanno caratterizzato i quattro giovani – di fronte alla dis-umanizzazione – sono le seguenti: l’indignazione e mettersi la faccia. Non basta indignarsi, denunciare, commuoversi e criticare. Occorre prendere un impegno piccolo che sia. Per questo motivo ringrazio Eleonora, Sara e i due Davide per essere usciti da se stessi per incontrare e accogliere nella loro vita storie, vissuti di tante persone che sono al margine della società. Grazie a chi ci ha accompagnato con la preghiera e per ogni forma di sostegno».
Davide Deponti e Sara Brambilla da tanto tempo desideravamo tornare nella Repubblica Democratica del Congo con la speranza di rivedere alcune realtà visitate nel 2018: «In particolare ci siamo legati alla comunità di Saint Joseph, una casa-comunità dei padri Saveriani che accoglie le donne vittime di violenza, aiutandole anche in un percorso di formazione sia scolastica che lavorativa. Così il primo giorno in Congo siamo tornati in visita alla casa-comunità di Bukavu e siamo rimasti sorpresi e felici, perché le ragazze (alcune di loro erano ancora adolescenti nel 2018) si sono ricordate subito di noi e addirittura delle canzoni che avevamo insegnato loro anni prima. È stato come tornare a casa, e come in una famiglia ci siamo subito riconosciuti, ci siamo raccontati e ovviamente abbiamo cantato e ballato. Portiamo nel cuore i loro sorrisi e i loro canti di gioia così spontanei e sinceri. Quando ripensiamo a questi momenti, sentiamo di appartenere alla loro famiglia e che quell’amore, che insieme abbiamo seminato tanto tempo fa, è stato più forte della distanza e del tempo ed è addirittura cresciuto».
Eleonora Murero è stata particolarmente impressionata dall’esperienza missionaria: «Fa indignare quanto i Paesi occidentali siano responsabili del male che si percepisce anche solo camminando per le strade di terra rossa. Per me è stata una presa di consapevolezza e mi impegnerò per sostenere una causa che mi ha colpita molto: Ek’abana, un progetto di suor Natalina Isella (e non solo) che cerca di dare una seconda possibilità a bambine che vengono accusate di stregoneria per ignoranza o superstizione. Inaccettabile che vengano torturate e abbandonate. Grazie a questo progetto c’è una rete di accompagnamento che esce dalle logiche neocolonialistiche». Obiettivo principale è quello di poter recuperare, attraverso il reinserimento scolastico, psicosociale e professionale, bambine e adolescenti.
Davide Spagnolo ha aggiunto: «È stata un’esperienza meravigliosa. Una delle cose che più mi hanno colpito è lo sguardo profondo e al tempo stesso colmo di gratitudine dei bambini della “colonie de vacances” in attesa di ricevere una confezione di biscotti dalle mie mani. Quei tanti piccoli sguardi rappresentano un inno alla bellezza della semplicità che custodirò sempre nel profondo del mio cuore».