Riccardo Stucchi, o «Riccardin cuor di leone», è stato protagonista della storia del dopoguerra desiano. Un uomo semplice, che ha dovuto subire la deportazione. In occasione della Giornata della Memoria, la figlia, Maria Luisa, ha raccontato la vicenda del padre, nato nel 1917, partigiano, prigioniero politico ad Auschwitz, ritornato nella sua città natale, Desio, con le sue gambe. Una storia di sofferenza e di riscatto, che mette in luce le atrocità che hanno dovuto subire le persone che, per i loro ideali, sono state deportate e torturate nei campi di concentramento.
«Mio padre pensava sempre agli altri e non a se stesso, ed ha fatto così anche quando è stato deportato. Aveva 26 anni quando scelse di essere partigiano. Possedeva una pistola a casa, in via Matteotti. Se l’avessero trovato con la pistola sarebbero stati guai. Lo avevano avvisato di questo e lui riuscì a disfarsene», ha ricordato commossa la figlia.
«Venne però catturato a Desio. All’epoca le prigioni erano in via Garibaldi, dove lo trattennero per tre giorni e tre notti, e fu vessato dai fascisti e dalle Schutzstaffel, le SS. Lo portarono poi a Milano, lo fecero salire su un treno alla Stazione Centrale e lo deportarono a Mauthausen, dove venivano condotti tutti i deportati politici destinati ai lavori forzati. Da lì arrivò ad Auschwitz: essendo partigiano, fu deportato lì e per lui fu un periodo terribile». Riccardo Stucchi ha aiutato molte persone che avevano bisogno, anche dentro al campo di concentramento: «Cercavano acqua e sostegno morale. Gli mancava tutto. Erano mandati al macello, li trattavano come bestie e soffrivano di fame e stenti. Un ricordo che ha condiviso con me è questo: diceva che si trovavano sulla camionetta e dovevano dare delle fascine a una signora. Lei è caduta e mio padre si è buttato dal carro ad aiutarla, a rischio della sua vita. Era coraggioso e mi aveva confidato che in lei aveva rivisto sua madre e per questo l’aveva voluta aiutare».
Quando sono entrati gli Americani ad Auschwitz è riuscito a tornare a piedi a casa, da solo. Ci ha messo mesi. Poi si è sposato e ha avuto due figlie. Maria Luisa è nata nel 1951. «Con me si confidava. Era un uomo nato nella miseria, che non aveva niente. Io lo stimo e lo ammiro. Amava la vita e ha avuto il coraggio di tornare a casa, da solo; doveva morire, invece, è scappato ed è riuscito a salvarsi».
Riccardo Stucchi si è spento a 57 anni, negli anni Settanta, a causa di un brutto male: «Ha visto la morte in faccia tante volte, ma ha deciso di tornare, ce l’ha fatta da solo, ha ricostruito la sua vita ed è stato un grande dono per me e mia sorella Giancarla, per questo gli sarò sempre grata».