Un terso cielo azzurro. Fiori rossi. Palloncini colorati. Paesaggi dettagliati. Questo e molto altro nei quadri di Umberto Galliani, falegname e pittore per passione, che ha vissuto in città e si è spento a 88 anni il 29 aprile. Si esprimeva con le nature morte e i paesaggi a olio, anche se un suo primo periodo artistico è stato caratterizzato dalla raffigurazione di alberi spogli con tecnica a olio. Ai funerali, che si sono tenuti in Basilica, mercoledì, hanno partecipato molte persone. «Ha cominciato a dipingere a 40 anni – ha raccontato la figlia Nicoletta, commossa, insieme a tutta la famiglia. – Questa tardiva passione l’ha portata avanti fino a quando gli è stato possibile». Ha ottenuto la medaglia d’oro al Concorso Epifania di Milano nel 1975, e da allora ha partecipato a tanti concorsi nazionali e internazionali e ha realizzato oltre trenta mostre personali, proponendo la sua visione artistica dallo stile inconfondibilmente post impressionista. Ha rappresentato moltissimi scorci di Desio, di Milano, ma anche di alcune località di villeggiatura come i trulli di Alberobello o i canali veneziani. Galliani è stato promotore della scuola di pittura di Desio, presidente della storica associazione desiana «Dipingere insieme» e ha continuato poi all’Unitre di Muggiò e a Milano all’Università della terza età. Ha donato, nel 1979, un quadro della casa natale di Papa Pio XI a Papa Giovanni Paolo II. Ha anche esposto i suoi quadri nella rinomata pasticceria Cova di via Montenapoleone a Milano. Fondamentale l’incontro con le scuole primarie: «Aveva l’idea di far capire ai bambini come nasce un quadro. Arrivava con la tela, il cavalletto e i colori e dipingeva di fronte alle classi le sue tele che lasciava poi nelle scuole. Ricordo dai suoi racconti che era bello per lui rispondere alle curiosità dei bambini e diceva che erano tutti molto bravi e interessati. Non l’ho mai sentito parlare così tanto come con loro e di loro». Galliani era una persona molto posata, riservata: «Era sempre disponibile e aperto all’ascolto». Ha dipinto fino a quando la salute e il cuore gliel’hanno concesso, visto che dopo la scomparsa della moglie, con la quale ha festeggiato 60 anni di matrimonio, aveva deciso di mettere da parte i pennelli. I suoi quadri sono sparsi un po’ in tutte le chiese della città, a San Pio X e nella chiesa del Crocifisso. In Basilica addirittura ha affrescato un’intera cappelletta laterale. «La realtà la viveva a colori come nei quadri, anche se l’abbelliva sempre, perché partiva dalle foto, ma aggiungeva sempre dei particolari». I suoi quadri continueranno a comunicare entusiasmo, emozione e gioia a chi li guarderà. In tanti hanno detto parole gentili nel ricordarlo, come Monica Catto, vicepresidente del Gad e sua allieva: «Lascia alla città di Desio un‘eredità artistica preziosa, da custodire».

9 Maggio 2023 In Storie