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By Eleonora Murero 15 Marzo 2022 In Storie

Scappati dagli orrori della Guerra in Ucraina

«Vogliamo la pace e vogliamo tornare a casa. Siamo ospiti e stiamo bene, ma a casa si sta meglio». A parlare sono gli anziani genitori di Ruslana Dolgiaia, che è da 17 anni in Italia e da 13 a Desio. Vive con il compagno Dario Pagliuca in un appartamento che, da sabato 5 marzo, ospita altre quattro persone, che sono fuggite dalla guerra in Ucraina. Oltre a sua madre Tamara e al padre Mekola, ci sono anche i nipoti, Maxim, che ha 13 anni, e Slavik 17. Si sono messi in viaggio all’alba di giovedì 3 marzo, dalla campagna della regione di Chernivtsi, non lontana dai confini con Moldavia e Romania. Hanno lasciato là la sorella di Dolgiaia, mamma di Slavik e Maxim, rimasta a fianco del padre che, da un giorno all’altro, potrebbe essere chiamato alla leva. Tutti gli uomini ucraini dai 18 ai 60 anni possono infatti essere chiamati a combattere per il loro Paese. «Per questo mia sorella ha voluto che venissero qui i nostri genitori anziani e i suoi figli, perché l’anno prossimo Slavik potrebbe essere chiamato al fronte. La situazione non è sicura». E’ rimasta lì anche una sua nipote ventenne che è sposata con un poliziotto ucraino e non può emigrare.

Nessuno di loro si aspettava la guerra, nessuno avrebbe mai pensato di dover lasciare così in fretta la propria casa, partire con pochi vestiti in una borsa verso l’Italia. La famiglia di Ruslana Dolgiaia ha sentito le bombe che cadevano, anche se la zona è relativamente tranquilla, a occidente, e al momento non è al centro delle operazioni militari più consistenti. Ruslana Dolgiaia ha tradotto dall’ucraino all’italiano quanto i suoi genitori raccontano: «Da giovedì 24 febbraio è stato imposto il coprifuoco e quindi dalle 17 le luci delle case dovevano essere spente. I miei genitori mettevano anche delle coperte davanti alle finestre per evitare di essere facili bersagli».

Spari e bombe hanno destato preoccupazione, così la sorella di Ruslana si è messa in moto e ha trovato loro un passaggio per arrivare al confine. Sono arrivati in Romania dopo 150 chilometri di strada. «Mia mamma ha una carrozzina speciale, non cammina benissimo, e non sapevamo come sarebbe stato questo viaggio. La benzina scarseggia, per fortuna un mio conoscente ha avuto il buon cuore di portarli fino al confine. Là, una volta arrivati in Romania, i confini sono aperti, li hanno trattati con tanto riguardo e solidarietà. Dalla Romania hanno preso poi un pullman che li ha portati a Milano sabato l’altro». Non è stato facile comunicare, perché avevano una scheda telefonica ucraina che non funzionava più una volta entrati nell’Unione Europea. «Fortunatamente ci siamo trovati. Sabato mattina abbiamo aspettato la loro chiamata insonni fino alle 6 e siamo andati a prenderli a Milano». Vivere nell’appartamento di Desio ha portato un grande cambiamento per una famiglia abituata a vivere in campagna: «Spero di tornare tra tre settimane – ha detto il padre – Voglio tornare a occuparmi delle mie galline, dei miei animali. Mi manca la mia terra». Il compagno di Ruslana, Dario Pagliuca, ha poi aggiunto: «Loro sono una famiglia davvero unita e hanno una bontà d’animo che ho visto poche volte in vita mia; hanno poco, vivono in modo semplice, in campagna, ma quello che hanno lo condividono. Siamo coscienti che vivere insieme in un piccolo spazio sarà dura, ma sapere che cosa hanno dovuto lasciare fa passare tutto in secondo piano». Sarà tutto nuovo anche per i ragazzi. «Non avevano mai visto il nonno piangere e quando pochi giorni fa l’hanno visto così abbattuto si sono spaventati – ha raccontato Ruslana – Mia mamma invece si nasconde quando è affranta per mostrarsi sempre forte di fronte a loro. E’ la guerra, che mai avremmo pensato di vivere così, in prima persona. Io sono molto stanca e servono tante cose per provvedere a una famiglia così numerosa. Viviamo per ora alla giornata. Non so cosa ci riserverà il futuro. C’è tensione, apprensione per il popolo ucraino, ma anche per tutti quei giovani combattenti russi che non sapevano dove stavano andando». Il padre di Ruslana è sempre connesso con la televisione ucraina: «Non vuole perdersi nemmeno una notizia, ma poi diventa ancora più triste».

Il figlio 27enne vorrebbe andare a combattere. «Ovviamente non posso impedirgli di partire, anche se spero che non lo farà, ma gli ho detto che andremo a ricostruire l’Ucraina. Voglio tornare a visitare il mio Paese. In questi ultimi anni mi sono concentrata molto sulla mia vita in Italia, Paese che considero la mia seconda casa, ma solo ora mi rendo conto di quanto mi sia mancata l’Ucraina e vedo quanto è forte il mio popolo a resistere». Tutta la famiglia ha ribadito il «no» alla guerra ed è ferma nel chiedere un cessate il fuoco. Hanno preparato anche delle scatole con viveri e medicinali che invieranno nei prossimi giorni in Ucraina per sostenere la loro patria.

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