Sono stata in Thailandia, che è un Paese del sud-est asiatico conosciuto per le spiagge tropicali, gli opulenti palazzi reali, i templi decorati che contengono rappresentazioni del Buddha. Solo che io ho camminato scalza su pavimenti sporchi, ho imparato a dormire su letti duri, ho giocato con i bambini delle baraccopoli e ho cercato di imparare qualche parola in thai, come «Sawadekaa» il saluto che si fa congiungendo le mani (ma la lingua è davvero difficile: è una lingua con cinque tonalità diverse).
Io sono Eleonora Murero, vivo a Desio, e dal 5 al 24 di agosto mi sono catapultata in un’esperienza che avrei voluto fare da molto tempo, da prima che la pandemia del coronavirus bloccasse la possibilità di fare molte cose, tra cui i viaggi internazionali. Grazie alla possibilità che mi è stata data dai Padri Saveriani ho colto l’occasione e sono partita, insieme a un gruppo di otto giovani provenienti da tutta Italia (Vicenza, Salerno, Ancona) insieme alla nostra guida, Padre Pandri.
Non c’è stato tempo da perdere, il pomeriggio del primo giorno (Bangkok è cinque ore avanti rispetto al nostro orario) quando siamo atterrati, la nostra guida per le successive tre settimane, padre Alessandro “Alex” Brai, ci ha portati direttamente a giocare con i bambini di Khlong Toey, che è una delle più grandi comunità a basso reddito nella capitale Bangkok. Lì i Padri Saveriani hanno deciso di fondare una delle varie missioni che hanno in Thailandia. Khlong Toey si estende sulla terra di proprietà dell’autorità portuale della Thailandia e, dopo una esponenziale crescita di popolazione negli anni Settanta, ha visto una rapida crescita di persone che vivono nelle baraccopoli. Questa zona, con le sue 44 divisioni, è vicina all’enorme centro commerciale della metropoli. Una delle prime grandi contraddizioni che abbiamo notato. Con padre Alex, e i giovani thailandesi laici che gli danno una mano, siamo andati all’interno delle baraccopoli, abbiamo parlato con donne e uomini che erano contenti di vederci arrivare. Sono rimasta stupita dal senso di comunità della gente, che vive come in una famiglia allargata, e dalla disponibilità all’accoglienza. Con i bambini abbiamo sia giocato nei campi da calcio in mezzo alle baraccopoli sia insegnato un po’ di inglese nelle scuole dove i Saveriani prestano servizio. Siamo stati anche a nord-ovest dove abbiamo incontrato padre Alessio Crippa che dà rifugio ai profughi birmani a Umphang.
Sono stata molto contenta di aver condiviso quest’esperienza di crescita, in primis personale, in un Paese così lontano dal nostro per geografia e tradizioni, mi ha fatto riflettere anche sui nostri stili di vita e i loro: portano a situazioni estreme.
Ora c’è un’altra parte del viaggio: raccontare e testimoniare questa esperienza di vita. Un invito è quello di partecipare al festival della Missione che si terrà a Milano dal 29 settembre al 2 ottobre, dove ci saranno tante testimonianze di missionari.